Competitività Aziendale: la ricerca, le proprietà intellettuali, il trasferimento tecnologico.

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La necessità di competere sui mercati locali e internazionali impone certamente l’ottimizzazione di processi, dell’organizzazione aziendale e delle sue iniziative ed attività nel loro complesso.

La necessità di competere sui mercati locali e internazionali impone certamente l’ottimizzazione di processi, dell’organizzazione aziendale e delle sue iniziative ed attività nel loro complesso.

L’innovazione tecnologica costituisce oggi uno degli elementi fondamentali per garantire l’espansione e la competitività delle imprese. Una adeguata politica di R&S associata alla gestione delle proprietà intellettuali (P.I.) principalmente, ma non solo, brevettazione e licensing, possono offrire soluzioni e opportunità per questi problemi anche per PMI nei confronti con grandi imprese.

L’abbattimento delle barriere, formali e sostanziali, all’interscambio dei beni e dei capitali, i sistemi di telecomunicazione sempre più evoluti e diffusi, rendono la globalizzazione dei mercati un fatto reale, al quale neppure le PMI possono ormai sottrarsi.

Nella stessa misura con la quale il mercato globale ci offre maggiori e più accessibili opportunità per occupare quote di mercati, fino a ieri troppo distanti e impensate, esso espone i nostri mercati alla concorrenza di paesi fino ad oggi più timidi e assenti.

Uno dei modi, ritenuti più efficaci, con i quali le economie sviluppate possono mantenere il loro vantaggio competitivo, è quello di garantire il loro continuo progresso, sostenendo crescenti sforzi in termini di mezzi e risorse dedicati alla ricerca per ottenere posizioni di privilegio sul mercato, associate ad uno sviluppo sostenibile e costante. Assistiamo dunque, da una parte, a fenomeni di innovazione e diversificazione sempre più spinti, d’altra parte appare evidente una obsolescenza sempre più rapida delle tecnologie e dei prodotti presenti sul mercato.

Risulta perciò molto critico poter accorciare i tempi che intercorrono tra l’attività di R&S, comunque costosa e gravida di rischi d’impresa, e lo sfruttamento industriale dei trovati col fine di mantenere il vantaggio competitivo acquisito.

A quanto sopra esposto consegue che le aziende, siano esse grandi o piccole, non possono più far fronte a tale competizione basandosi esclusivamente sui propri mezzi di innovazione. Assume quindi grande importanza lo strumento dell’acquisizione di nuove tecnologie per ammodernare le loro linee di prodotti o diversificare le attività dell’impresa rispettando ritmi di innovazione spesso incompatibili con attività di ricerca “in house”.

Un altro elemento, che spesso impone radicali cambiamenti dei processi produttivi, deriva dall’introduzione di severe norme legislative per la salvaguardia ambientale, che mettono a rischio interi comparti industriali la cui attività non è più compatibile con le nuove norme basate su obiettive considerazioni contro l’inquinamento e nocività di alcune attività produttive.

Il patrimonio generato con la R&S, opportunamente gestito e protetto, permette quindi di ottenere un duplice risultato: l’innovazione di processi e prodotti che, con l’introduzione nel ciclo produttivo permettono di migliorare la competitività, e l’arricchimento del patrimonio aziendale con proprietà intellettuali che costituiscono, in caso di scarso interesse strategico del titolare, un bene liquidabile mediante operazioni di licenza o cessione

Da quanto sopra esposto appaiono evidenti i problemi che il mercato presenta, in particolare alle PMI, sia per quanto riguarda le risorse che esse possono dedicare alla R&S, sia per quanto concerne le attività collegate alle operazioni di trasferimento di tecnologie la loro valutazione economica e conseguente negoziazione.

Inoltre, va rilevato un altro fatto di non secondaria importanza, presente spesso anche in aziende di grande dimensione, legato alla cultura aziendale in materia di acquisizione di tecnologie; ci riferiamo qui in particolare alla riluttanza, e a volte miopia, ad impiegare tecnologie non sviluppate “in casa” che colpisce l’orgoglio di chi da anni opera nel settore e si trova superato da un mercato più dinamico; e ancora da chi pensa che un accordo di licenza costituisca una “schiavitù” verso i detentori dei brevetti.

Come precedentemente indicato, anche la scarsità di risorse professionali, in particolare in Italia, esperte nella gestione dei trasferimenti di tecnologie non agevola la diffusine di tale pratica che spesso viene affidata, erroneamente, dato il contenuto tecnico, ai legali della società; che possono intervenire, semmai, nella fase di stesura definitiva dell’accordo.

In realtà, l'attività dei consulenti nel trasferimento di tecnologie, è quanto mai varia e decisamente molto più tecnica di quanto si possa pensare. Essa è svolta ovviamente sotto vincoli di segretezza, e va dai problemi connessi con l'individuazione del prodotto o del processo più adatti alle esigenze di una data azienda quindi anche ad aspetti relativi alle politiche aziendali nel marketing, la sua organizzazione e suoi obiettivi e strategie di sviluppo sia locali che internazionali; da questi discende anche l’impostazione della strategia del negoziato per ciascuna iniziativa di acquisizione o di concessione di licenza. Nell’esperienza acquisita, anche con grandi società in diversi paesi, le controparti negoziali comprendevano, in varie fasi di negoziato, sia tecnici che manager di impresa mentre gli esperti legali intervenivano semmai, nella fase conclusiva della trattativa stessa, quando si devono confermare gli accordi tra le parti in merito ai problemi strettamente legali del contratto, quali per esempio, la scelta della legge regolatrice del contratto stesso e il luogo dell'arbitrato. In tal senso, si può dire che altrettanto rilevante a un certo punto della trattativa diventa anche la presenza dell'esperto per l'export-import della azienda che può suggerire la via migliore per risolvere le questioni dei pagamenti e delle garanzie bancarie. Non mancheranno anche problemi di diritti del lavoratore/inventore (equo premio) o problemi che scaturiscono, tra imprese, da violazioni di diritti P.I.

L'attività principale del negoziato viene però impostata dall'esperto di licensing il quale, partendo dalla sua conoscenza e sensibilità tecnica, dalla sua competenza in materia di brevetti e la sua capacità negoziale oltre all’esperienza di marketing e gestione in genere, apporta un rilevante contributo progettando una struttura legale che meglio si adatta alle esigenze dell’azienda assistita (licenza, collaborazione tecnica e/o commerciale, opzione per costituire joint-venture, ecc.).

 

Eli E. Guastalla, socio IMIT - Aprile 2020 (2° mese di blocco da CoVid19)