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Rapporto ISTAT 2017

L’Istat ha pubblicato il Rapporto annuale 2017 che contiene dati e spunti di riflessioni sulle recenti dinamiche di internazionalizzazione delle imprese italiane.

Scenario internazionale

Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mantenuto ritmi di espansione in linea con l’anno precedente (+3,1% la crescita del Pil mondiale da +3,4 del 2015), confermando dinamiche differenziate per economie avanzate e paesi emergenti:

  • negli Stati Uniti il ritmo di crescita è fortemente diminuito (+1,6% da +2,6% del 2015)
  • nell’Uem è proseguita la fase di ripresa (+1,7% da +2,0% nel 2015)
  • in Giappone il Pil è cresciuto a ritmi simili a quelli del 2015 (+1,0%)
  • nelle economie emergenti, la crescita del Pil, pur rallentando (6,7% in Cina e 6,8% in India).

Il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile (1,10 dollari per euro).

Nei primi mesi del 2017 le quotazioni del petrolio sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto ai livelli di fine 2016 (53,7 dollari a barile nella media del primo trimestre), grazie alla tenuta dell’accordo tra paesi produttori sui tagli alla produzione.

Nel 2016 i flussi di scambio internazionale hanno risentito del debole andamento del commercio mondiale e la quota delle esportazioni di merci italiane su quelle mondiali è lievemente aumentata.

Export Italia

La prolungata crisi economica ha provocato un ridimensionamento del sistema produttivo italiano, favorendo tuttavia un processo di selezione che ha prodotto una ricomposizione del tessuto di imprese a favore di quelle finanziariamente più solide e più esposte sui mercati internazionali.

Le esportazioni in valore verso l’Ue crescono del 3%, mentre diminuiscono quelle verso i mercati extra-europei (-1,2%).

L’avanzo della bilancia commerciale italiana si è ulteriormente ampliato, portandosi a 51,6 miliardi di euro, grazie al miglioramento della ragione di scambio, generato dalla persistente flessione dei prezzi delle importazioni (-3,5%) che a sua volta risente della caduta delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche. Anche i prezzi delle esportazioni hanno subito una diminuzione, ma di minore intensità (-1,4%).

Nel periodo 2014-16, caratterizzato da un rallentamento della domanda internazionale, i casi di aumento dell’export sono stati più diffusi tra le imprese a maggiore sostenibilità economico-finanziaria. Gli analisti Istat evidenziano che all’aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni è associato un netto miglioramento dello stato di salute economico-finanziaria, mentre questa relazione è molto meno marcata rispetto all’aumento dei prodotti esportati.

Le unità internazionalizzate sono poco più di 240 mila alla fine della seconda recessione, impiegano quasi 5 milioni di addetti e producono oltre 360 miliardi di valore aggiunto.

Verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri

Negli anni di forte caduta della domanda interna, la sopravvivenza e la competitività delle imprese è dipesa sia dalla intensificazione degli scambi con l’estero, sia dalla capacità di adottare forme più complesse di partecipazione ai mercati internazionali.

Classificando le imprese italiane rispetto al loro grado di internazionalizzazione, all’aumentare del grado di complessità delle forme di internazionalizzazione si associa, in media, un aumento della dimensione, della produttività del lavoro, del grado di apertura e di diversificazione produttiva e geografica.

Anche tra le imprese internazionalizzate, la quota di unità “in salute” aumenta via via che ci si sposta verso forme di internazionalizzazione più complesse.

Tra il 2014 e il 2016, a fronte di una invarianza della modalità di internazionalizzazione per il 78% delle imprese, si è verificato uno spostamento netto verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri per le unità esportatrici. Questi spostamenti hanno portato con sé variazioni nell’estensione della presenza merceologica e geografica sui mercati internazionali.

Ai passaggi verso forme più complesse di internazionalizzazione si sono associati aumenti nel numero medio di prodotti venduti e di mercati di riferimento; simmetricamente, i casi di ridimensionamento dell’attività internazionale si sono accompagnati a contrazioni medie di prodotti, paesi e aree servite.

Anche le imprese che hanno mantenuto invariato il proprio modello di internazionalizzazione, nel periodo 2014-16 hanno conservato (nel caso delle “solo esportatrici”), o lievemente accresciuto (nel caso delle “two-way traders” e delle “global”) l’estensione media del presidio dei mercati, sia in termini di prodotti sia relativamente ai mercati e alle aree di destinazione.

Fonte: ISTAT