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Rapporto Export 2017 SACE

Sono 15 le geografie di opportunità che SACE identifica come destinazioni imprescindibili per le imprese italiane nel Rapporto Export 2017.

Arabia Saudita, Brasile, Cina, Emirati Arabi, India, Indonesia, Kenya, Messico, Perù, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Vietnam rappresentano, secondo SACE, il bacino di riferimento a cui attingere con tutte le risorse a disposizione.

In questi Paesi in cui la quota di mercato italiana presenta significativi margini di crescita, le importazioni dal mondo cresceranno in media del 5,7% l’anno tra il 2017 e il 2020. Questi mercati hanno generato 85 miliardi di euro di export italiano nel 2016 e varranno più di 100 miliardi nel 2020.

Anche grazie a queste geografie, che rappresentano un quarto della variazione delle vendite all’estero tra il 2017 e il 2020, l’export italiano tra tre anni sfiorerà i 490 miliardi. Una decisa accelerazione (+4% annuo) rispetto alla crescita deludente del 2016: +1,2%.

Il 2016, per il quinto anno consecutivo, ha visto una crescita contenuta del commercio globale di beni in volume e ha registrato la peggiore performance dal 2011. Lo scarso dinamismo degli scambi (+2% a livello mondiale) è stata una caratteristica comune tra i Paesi avanzati e emergenti.

I primi dati 2017 mostrano una ripresa dell’export italiano e del commercio internazionale in genere (+3,5% in termini di volume) e spingono a un maggiore ottimismo: la previsione SACE si attesta su una crescita dell’export italiano di beni a fine anno del 3,8% (in valore).

L’export di servizi, la componente più dinamica del commercio internazionale negli ultimi anni, crescerà in media del 4,3% l’anno tra il 2017 e il 2020, con le esportazioni di beni che vedranno un incremento del 4% medio annuo. L’incidenza dell’export di beni e servizi sul Pil aumenterà nei prossimi anni. Già nel 2016 era più alta di 4,6 punti percentuali rispetto al 2010 e nel 2020 raggiungerà il 32,4% del Pil (+6,6 punti percentuali rispetto a 10 anni prima).

Tra i raggruppamenti di beni, i prodotti agricoli e alimentari registreranno la performance migliore nel prossimo quadriennio: è infatti atteso un aumento delle vendite all’estero del 4,8% nel 2017 e di circa il 5% nel triennio successivo.

È prevista una progressiva accelerazione per le esportazioni dei beni di consumo a partire dall’anno in corso (+2,1%), con tassi di crescita che fluttueranno intorno al 4% nel triennio 2018-2020.

Per i beni di investimento, i più rilevanti in termini di peso sull’export italiano con una quota del 40%, le previsioni segnalano un incremento del 3,8% nel 2017 e di oltre il 4%, in media, nel triennio seguente: nel periodo 2017-2020 essi contribuiranno a un aumento delle esportazioni di quasi 30 miliardi di euro.

Dopo un 2016 chiuso in leggera flessione (-0,6%), le vendite all’estero dei beni intermedi torneranno in terreno positivo già nel 2017 e la tendenza resterà favorevole anche nel periodo 2018-2020.

Il raggruppamento include settori che hanno risentito del trend negativo a livello globale, ad esempio estrattivo e metallurgico, per i quali, tuttavia, emergono segnali di lenta ripresa, e altri, come la chimica e la gomma e plastica, che mostrano prospettive di crescita interessanti.

Ai primi 5 posti dell’Export Opportunity Index (EOI) che consente di individuare i Paesi più attrattivi per le esportazioni italiane, quest’anno troviamo Spagna, Cina, Germania, India, Stati Uniti e Polonia. In cima all’Investment Opportunity Index (IOI) figurano invece: India, Stati Uniti, Cina, Polonia, Spagna e Vietnam.

Tra i settori, l’export di beni intermedi crescerà del 5,2% nel 2017, seguito dai prodotti agricoli e alimentari (4,8%) e dai beni di investimento (3,8%). Complessivamente, nel quadriennio 2017-2020 i beni intermedi e di investimento genereranno circa 50 miliardi di euro di export aggiuntivo, pari a oltre i due terzi dell’incremento complessivo.

Le aspettative di una ripresa della domanda, le favorevoli condizioni finanziarie e la saturazione della capacità produttiva esistente potranno fungere da traino per l’avvio di un nuovo ciclo internazionale di acquisti di macchinari e impianti.

I dati dei primi tre mesi del 2017 evidenziano una crescita dell’1,4% della produzione mondiale dei beni di investimento, rispetto al quarto trimestre del 2016: si tratta di un risultato importante poiché giunge dopo due anni di calo. L’Italia ha chiuso il 2016 con un incremento degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto pari al 7,6% e nuovi progressi si sono registrati nella fase di avvio dell'anno in corso.

Previsioni

Per il tasso di cambio effettivo reale italiano, che costituisce una misura della competitività dei prodotti del nostro Paese in termini di prezzo, è atteso un deprezzamento significativo nel prossimo quadriennio, con un potenziale impatto (positivo) per l’export italiano.

Nel triennio 2018-2020, in media, si tornerà a crescere in ogni area geografica a ritmi superiori al 3,5%. Saranno le economie sopra richiamate ad alimentare principalmente le vendite dei prodotti italiani, ma sviluppi positivi si manifesteranno anche nelle aree che hanno mostrato maggiore debolezza nel 2016, quali l’Africa Subsahariana, l’America Latina, il Medio Oriente e il Nord Africa.

I mercati europei, avanzati e non, costituiranno ancora una fonte di domanda importante del nostro export, non solo in termini di peso, ma anche di solidità e stabilità delle vendite.

In Asia-Pacifico infine, si prospettano ottime occasioni anche in economie minori, ma che attraversano una sostenuta fase di sviluppo, come la Malaysia, le Filippine e il Vietnam.

Verso l’Unione Europea – area di sbocco del 56% dei nostri prodotti – la dinamica delle esportazioni sarà positiva anche nel 2017, trainata dai nostri principali partner commerciali europei (Germania, Francia, Spagna) nonostante le incognite associate al ciclo elettorale. Le vendite di beni verso la Germania (oltre 52 miliardi di euro nel 2016, pari al 12,6% del totale) cresceranno di circa il 4% quest’anno, per poi rallentare al 3,6%, in media, tra il 2018 e il 2020. Una prospettiva simile per la Spagna, miglior partner tra le prime otto destinazioni nel 2016, si conferma anche nel 2017 (+6,8%), per poi crescere al 5,6% medio annuo nell’orizzonte di previsione. La Francia, secondo mercato per i prodotti italiani, che nell’anno in corso domanderà beni per oltre 45 miliardi di euro (+3,2%), manterrà questo passo fino al 2020 (+3,4%, in media, all’anno).

Discorso a parte per il Regno Unito. L’incertezza associata a Brexit peserà sulla performance dei beni italiani verso Londra, senza però portare a risultati negativi. Infatti, nel corso dell’anno il Made in Italy oltremanica aumenterà del 2,3% per poi assestarsi sotto al 3% fino al 2020. Si attendono, quindi, risultati migliori rispetto al 2016 che si è chiuso ben al di sotto delle aspettative (+0,5%), a causa dell’andamento contrastato della seconda metà dell’anno.

Tra i Paesi non europei, gli Stati Uniti – primo partner italiano per esportazioni nette, verso cui è destinato quasi il 9% del totale dei beni venduti all’estero – continueranno a rappresentare un mercato chiave per i prodotti italiani. Dopo l’exploit del 2015 e il risultato sottotono (seppur positivo) del 2016, l’export riprenderà a buon ritmo nel 2017 (+5%) e accelererà negli anni successivi, raggiungendo una crescita media annua del 5,6% fino al 2020.

Fonte: SACE